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Luciano D’Abbruzzo: poesia e suoni assieme

Canzoni e parole e suoni e poesie. Un libro e un disco per il nuovo presente di Luciano D’Abruzzo

“MADRE” è un libro di poesie“PADRE” è un disco di canzoni. I due mondi sono connessi come lo sono due genitori, due fratelli, due compagni di viaggio… due amanti. Luciano D’Abbruzzo è una firma di quella contemporanea canzone d’autore artigianale densa di eleganza e di stile, dove il classicismo non si svende facilmente a soluzioni ormai troppo spesso fintamente trasgressive. Il futuro, dice qualcuno, sta nel tornare a fare sintesi, sta probabilmente nel riscoprire la ricchezza dell’essere umani e dunque di essere capaci di fare esperienze. Questo è un’opera tra poesia e canzone che mi regala il valore dell’esperienza…
Un padre e una madre… l’opera forse più che alle figure dei genitori è alla rinascita che parla. Al futuro… sbaglio? No, non sbagli. È un tema centrale del mio lavoro, il passaggio del testimone, riflettere su quello che abbiamo trovato e quello che lasceremo a chi viene dopo di noi. Faccio queste riflessioni in “Ti lascio” e in “Plastica nel Mare”. Per quanto se ne parli, il cambiamento di rotta sembra sia diventato solo uno slogan. Vedo un repentino salto all’indietro, che brucia i progressi fatti in tema ambientale negli ultimi anni, grazie soprattutto agli spacciatori di piombo e polvere da sparo… Tornando al mio lavoro, però, aggiungo che il riferimento ai ruoli genitoriali è presente. Si tratta di un album dal nome Padre, che è “allegato” al libro di poesie Madre. Non a caso quindi esprimo e affido un ruolo centrale a quello della donna, che, tra le tante meravigliose espressioni, “contiene, cresce e fa nascere il seme del futuro, i cuccioli di uomo”. Che significa per te fare poesia? E quindi che significa fare canzoni? È il tempo per me ad accomunare e anche a distinguere le due espressioni artistiche. Si avverte un’esigenza di scrivere, di fermare un pensiero, non perché il mondo lo aspetti a bocca aperta, ma per se stessi, credo. Porsi delle domande per analizzare il proprio cammino e magari anche migliorarsi. È qui che entra in ballo il Tempo: una poesia è veloce, come un lampo, e il pensiero, attraverso il braccio e la mano che tiene la biro, segna il foglio bianco immediatamente. La canzone è più lunga da realizzare; dall’idea del testo e della melodia, all’arrangiamento e alla registrazione, ne passa di acqua sotto i ponti. La poesia è una goduria immediata, quella della canzone e della musica è prolungata, a lento rilascio.
Scegli il suono da dare alle canzoni allo stesso modo di come (penso io) si scelgono le parole per il suono che fanno? Non so se è chiara la domanda… Sì, chiarissima la domanda. Le parole, con il loro suono, fanno parte eccome del suono stesso della melodia, soprattutto quando si ha la fortuna di essere baciati dall’ispirazione. Spesso parti di testo nascono contemporaneamente alla linea melodica e questo lo reputo un miracolo. Forse non siamo del tutto noi a scegliere e direi che siamo scelti. La musica, la poesia, sono già nell’aria. Sono il sentimento dell’umanità. Poi, ancora, al suono complessivo di una canzone si somma l’apporto dei musicisti, del fonico, degli strumenti. Io ho la fortuna di lavorare con persone meravigliose da anni, che più che un team rappresentano per me una famiglia. Questo suona bene e direi che è anche poetico. Che rapporto hai con le parole? Vedo ovunque tanta richiesta di semplicità… È proprio la parola ad essere semplice come concetto e primordiale. Certo, poi a metterle insieme si incontrano complicazioni e complessità. La parola, la sua invenzione, dalla notte dei tempi, nasce dal bisogno profondo di comunicare da essere ad essere una necessità, un’emozione o un sentimento. Cosa c’è di più semplice e vitale di avviare un circuito, stabilire un contatto con il prossimo? Che meraviglia, io le amo le parole. Un disco in bianco e nero? Oppure arriveranno i colori? Domanda filosofica forse… ma so di consegnarla nelle mani giuste… Intanto ti ringrazio per le mani giuste. Ho sempre avuto nella mente le immagini del passato; a noi sono giunte soprattutto quelle di guerre e disastri. Sono tutte in bianco e nero. Quindi, quando penso al passato lo immagino in bianco e nero, poi sorrido perché penso di avere qualche problema e di essere difettoso. I ricordi felici, quelli sì che sono a colori, come il pane e il sugo che preparava la nonna o i pantaloni sporchi d’erba quando si andava a giocare a pallone dopo la scuola. L’album appare in bianco e nero, direi varie tonalità e sfumature di grigio. Ora è arrivata “Porto Venere al Mare”, il nuovo singolo che andrà a completare l’album. Porta con sé un assaggio di colori, di spensieratezza e di allegria. Ne abbiamo tanto bisogno in questo momento storico e di questo mondo che sembra impazzito.